Intervista di Mary De Gennaro

Articolo di Mary De Gennaro sul periodico
Cult: Cultura & Spettacolo

L’EDUCAZIONE è il mio mestiere

Maria Ludovica Semeraro insegnante di Pedagogia dell’Handicap, da 10 anni ricercatrice e studiosa di autismo e schizofrenia, raccoglie il frutto dei suoi studi in 2 libri

Bari, novembre 2007.

Quando la incontri per la prima volta è evidente la sua avvenenza, poi dopo poco ti accorgi essere non solo una donna molto dolce, ma anche molto colta. ll suo nome è Mària Ludovica Semeraro, due lauree, una ìn Lettere l’altra in Pedagogia, martinese doc, ma ormai da molti anni romana d’adozione, dove è cultrice della materia presso la cattedra di Filosofia dell’Educazione all’Università Roma Tre e docente nella facoltà di Scienze della Formazione, dove insegna Pedagogia Speciale, oltre ad un impegno lungo 10 anni come ricercatrice e studiosa di autismo e schizofrenia mentale e docente nel master di 1° e 2° livello presso l’Università Europea di Roma. L’educazione è il suo mestiere ed il frutto dei suoi oltre 20 anni di studi in quella che lei definisce essere una grande passione, la professoressa Semeraro li ha concretizzati in due libri molto interessanti e pregni di significato, il primo intitolato: “L’azione educativa con la persona autistica e la logoterapia”; il secondo in uscita tra poche settimane “Paideia: terzo millennio”. Le abbiamo rivolto qualche domanda.

Non è semplice insegnare Pedagogia ai giovani, secondo Lei ,in che modo dovrebbe approcciarsi ad una materia così difficile questa nuova generazione?

“Credo che la risposta stia nella scuola di Don Milani, che io appoggio totalmente, nella quale tutti gli esseri umani nascono uguali, se poi crescendo non lo sono è colpa nostra e noi educatori dobbiamo rimediare; oggi, il ruolo del pedagogista è importante, anche perché nella società attuale i genitori sono concentrati sull’affermazione professionale o su altri fronti, e quindi cercano di far crescere i propri figli a tutti i costi, facendoli divenire ‘bambini clone’ degli ‘adulti smarriti’. Credo, quìndi, fortemente nel valore di una scienza come la pedagogia, anche se attaccata da vari fronti perché volutamente confusa o sostituita dalla filosofìa e dalla sociologia; resta forse la disciplina più efficace e più stimolante in cui è riposto il futuro dell’umanità”.

Quindi per Lei, Maria Ludovica, cosa rappresenta I’istituzione familiare ai giorni d’oggi?

“Di questo ne parlo nel libro che è in uscita tra poche settimane: a mio avviso mio , è cambiato il valore dell’istituzione familiare, proprio perché è in crisi l’istituzione coniugale; in passato la donna era affiancata dall’uomo che si occupava in gran parte della gestione familiare, oggi quell’ humus affettivo di una volta si è completamente disgregato e vedo come cause di questo smarrimento, principalmente due: la responsabilità dell’ irrequietezza e della superficialità dei giovani commisto all’egoismo dei genitori che si preoccupano solo del lavoro e trascurano i loro figli. La famiglia sta scomparendo, anche a causa della forte influenza dei mass-media; nella nostra civiltà non ci sono più al centro i valori, ma il successo, materializzalo nel denaro, e questo chiaramente si ripercuote anche nelle priorità dei giovani”.

Nel suo primo libro si sofferma invece sull’autismo, il più grave disturbo psicologico della nosografia psichiatrica infantile. Come nasce la Sua passione per questa patologia?
“Senza dubbio dopo 20 anni di insegnamento, durante i quali ho incontrato numerosi insegnanti di sostegno che si occupavano di questi bambini; poi appena laureata, ho praticato volontariato in un istituto religioso, dedicandomi pienamente ai bambini affetti da questa sindrome”.

Quando ha incontrato questi bambini che emozioni ha provato?

Durante questa esperienza, ho avuto la fortuna di osservarli, curarli e stare a loro stretto contatto, anche perché molti di essi, sono purtroppo spesso allontanati dalle famiglie, e per me è stato di grande sconforto. Mi hanno dato la forza per studiare la loro diversità in modo più approfondito, per capire meglio il mondo in cui precipitano”.

Ci sono dei rimedi per poter curare l’autismo?

” Oggi ,l’ autismo, è una malattia che si può curare ma non guarire, non c’è ancora una terapia vera e propria, le cure più efficaci sono: la Pet-therapy, cioè la terapia con gli animali domestici: i bambini toccando un cane, hanno un’emozione che li spinge ad aprirsi e a comunicare; un altro metodo efficace è l’lppoterapia, terapia che si effettua con i cavalli; o la Delfinoterapia: i delfini con la loro sensibilità riescono ad intuire problematiche come la depressione e quindi sono molto vicini ai bambini con” esigenze speciali”.

Nel suo primo libro si sofferma particolarmente anche sulla Logoterapia, può ricevere benefici chiunque si avvicini a questa terapia?

“La Logoterapía è la vera ‘cura dell’anima’, un dialogo terapeutico che nasce come un’ interessante alternativa alla psicanalisi di Freud; in effetti può essere d’aiuto a chiunque, perché cerca di potenziare le risorse dell’ uomo piuttosto che soffermarsi ad individuarne le patologie e può avere un approccio positivo ed ottimistico su qualunque individuo, soprattutto su chi vuole ritrovare il senso della vita, facendo così emergere possibilità rìmaste inespresse, contribuendo ad acquisire maggiore consapevolezza in se stessi, ma soprattutto valorizza la persona permettendole di rientrare in contatto con la propria voce interiore”.

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